Writober #8 – Agenda

Prompt: Agenda
Personaggi: Esme Farrell & Bastian Venedict
Rating: Teen | Giallo
Numero parole: 617

Tempo Libero

Bastian Venedict, di aspetto prossimo ai quarant’anni, si massaggiò il ponte del naso senza togliersi gli occhiali. Era un gesto diventato di routine quando si trovava di fronte Esme Farrell. 

Il silenzio della biblioteca era di quelli che sottolineavano come non ci fosse un’anima in giro, anche se per Bastian i libri avevano gli occhi, o doveva trattarsi del familiare disagio nel non sapere come trattare e contenere il ragazzo che lo stava fissando con una malizia a stento mascherata. 

L’oggetto del dramma, per così dire, era in mezzo ai due, aperto al centro del tavolo, ed era l’agenda personale di Bastian. Le pagine, una volta lisce ed essenziali, erano ora gonfie di post it colorati, pieni di frasi con una calligrafia inconfondibile quanto l’espressione tutt’altro che angelica dell’autore delle scritte. 

«Spiegati» disse Bastian, assicurandosi di essersi risistemato bene gli occhiali prima di tornare a guardare lo studente. Non ebbe bisogno di aggiungere altro, non era un siparietto nuovo a nessuno dei due. 

Esme fece spallucce con aria innocua. Le sue braccia scivolarono sullo schienale della sedia – che aveva rigirato al contrario per sedersi – e si stiracchiò come un gatto, focalizzando l’attenzione sull’ondeggiare quieto dei serpenti che costituivano la chioma del professor Venedict. Imbattersi in una gorgone civile, per di più di sesso maschile, era molto raro ed Esme non era un fesso e non voleva farsi scappare l’occasione. 

«Mi dice che è sempre impegnato» iniziò il ragazzo, continuando a osservare un serpente, la cui testa fece capolino da oltre la spalla dell’uomo con curiosità. «Ma la sua agenda aveva così tanti giorni liberi che mi sono permesso di farglielo notare, aggiungendo qualche suggerimento su come potrebbe divertirsi.» L’ingenuità nella voce andò ad agio scemando, facendo emergere un tono più smaliziato, come lo sguardo di Esme che si focalizzò negli occhi del professore. 

Bastian non era abituato al contatto diretto e abbassò lo sguardo, con un fastidioso senso di imbarazzo alla base del collo. Se le gorgoni erano rare, lo erano ancora di più i temerari che si spingevano a guardarlo dritto in faccia. Era vero che indossava delle lenti capaci di schermare quel potere di pietrificare che non era mera leggenda, ma questo non incoraggiava ugualmente le persone a misurarsi con lui. E a Bastian, che non era un tipo da adorare la gente, andava più che bene. 

Esme Farrell ovviamente doveva essere l’eccezione. Un’eccezione molesta, che da quando aveva iniziato a studiare al corso di lingue non faceva che tentare di strappargli un appuntamento, ignorando etica, morale e l’ampia differenza d’età tra loro con una facilità disarmante. 

Quella di riempiergli l’agenda di post-it con scritto “Oggi potrei farle assaggiare un tè raro nel retro bottega dell’Eden” oppure “Lo sapeva che i privé del Devil Devil sono insonorizzati?” era solo l’ennesima bravata. L’ennesima di una sequela che non sembrava prevedere una fine. 

«Signor Farrell…» iniziò l’insegnante, allungandosi a riprendere l’agenda, con un’attenzione chirurgica per evitare qualsiasi contatto con le dita del ragazzo, fin troppo vicine. «L’agenda è un oggetto personale. Prendersi la libertà di scarabocchiarci dentro non deve essere un pensiero plausibile.»

Esme piegò la testa di lato, tornando a fissare il serpentello che ancora ondeggiava la testa, gli occhietti fissi nella sua direzione, e sorrise sornione. 

«Sono proprio un cattivo ragazzo, non trova? In uno dei suoi prossimi giorni liberi potrebbe mettermi in punizione.»

Bastian si alzò ancor prima di registrare del tutto la frase, accennando un Buona serata frettoloso e dirigendosi verso l’uscita. Se aveva appena imparato qualcosa di nuovo, era di ricontrollare sempre due volte di avere tutto in borsa, soprattutto con il giovane Farrell nei paraggi. E di non rimanere solo con lui per più di due minuti. 

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