Writober #4 – Champagne

Prompt: Champagne
Personaggi: Henry Bryne, Myrtle Bryne
Rating: Per tutti / Verde
Numero parole: 769
Note: Henry e Zia Myrtle sono personaggi di Marta ❤

Prevedere è meglio che curare

Tornare a casa dopo un turno massacrante e trovare le luci accese non era proprio l’idea di serata che Henry aveva in mente.

La prospettiva di un ladruncolo non lo sconvolse né sortì emozioni più forti della rassegnazione. Si sentì per lo più sfortunato, con una sorta di muto perché a me sul viso, mentre in silenzio, e con gesti più esasperati che abituati, estraeva la pistola dalla fondina. Osservò gli insegnamenti di anni sul campo, accostandosi a una delle finestre con prudenza, cercando di sbirciare dentro, ma anche dagli spiragli delle tende non riuscì a scorgere niente e nessuno, se non avvertire qualche rumore di oggetti spostati, dal tintinnio qualcosa in vetro. 

Passò mentalmente al vaglio i propri possedimenti in salotto, ma si rese conto con disappunto che faticava a ricordare che cosa ci fosse sulle mensole o nei mobiletti. Non aveva ancora finito di sgombrare la dependance di Manor Bryne da tutti gli orpelli della sua famiglia e ora se ne pentiva: la paccottiglia di oggetti sparsi in giro, luccicanti di qualche gloria del secolo prima a lui interessavano meno di zero, ma dovevano aver attirato le mire del suo intruso. Henry si ripromise di svuotare casa nel primo giorno libero disponibile, chiudendo una volta per tutte quella parentesi fatta di polvere e porcellane non richieste. 

Nel mentre aveva circumnavigato il cottage, raggiungendo la porta di servizio della cucina. Nonostante la luce fosse accesa anche lì, Henry constatò che non c’era nessuno e si introdusse in casa propria facendo meno rumore possibile. L’ambiente era in ordine, ma non c’era molto da frugare in cucina, così proseguì a passo felpato verso il salotto, mentre il suo stomaco ignorava il pericolo e tentava di lamentarsi per l’assenza della cena. Erano pur sempre le dieci di sera e l’ultimo pasto di Henry era stato un sandwich al volo alle undici. 

In generale, i suoi sensi non si stavano preoccupando quanto avrebbero dovuto al pensiero di un ladro, e questo fece accendere un fastidioso campanello d’allarme nella testa del detective. Una famigliare sensazione di sconfitta in partenza, di qualcosa che avrebbe dovuto prevedere, ma che, al solito, aveva finito con l’ignorare. 

«Oh per tutti gli dei del passato, Henry non puntarmi addosso quella cosa!» 

Se c’era qualcosa di vecchio e petulante di cui Henry non poteva disfarsi, quella era sua Zia Myrtle. Zia che se ne stava seduta sul bordo di una delle poltrone del suo salotto, in uno dei suoi abiti colorati dal tempo, le gote rossastre, con un calice in mano e due bottiglie di champagne Bollinger sul tavolino.

Henry rinfoderò la pistola a occhi chiusi, chiedendosi se contare mentalmente fino a dieci sarebbe servito a qualcosa, e finì con l’appoggiare le mani sui fianchi, fissando la parente come fosse stata un gatto randagio a cui non riusciva a far capire che quella non era casa sua. «Non bere, ti fa male» disse, sapendo quanto fosse un monito inutile e ridonante. 

«Siediti e fammi compagnia, nipote scriteriato! Entrare in casa puntando la pistola verso la tua anziana zia! Cose da pazzi!»

Henry si massaggiò le tempie a occhi chiusi, desiderando di potersi appellare a qualcosa o qualcuno che lo mitigasse dall’idea di risponderle a tono. 

«Come sei entrata?»

Myrtle sorseggiò lo champagne, giudicando la sua domanda come ovvia. «Con le chiavi, schiocco.»

«Ti ho sequestrato tutti i doppioni l’ultima volta che hai… – il detective abbracciò in un gesto il salotto, sottolineando una medesima situazione già accaduta che ora aveva il sapore di un déjà-vu – … insomma, gradirei mi avvertissi quando intendi entrarmi in casa.»

«Oh, se non facessi tanto il prezioso lo sapresti quando ho voglia di farti visita. Lo vedresti!»

Henry trattenne a stento un’imprecazione, guardando al soffitto con il disperato bisogno di nuova pazienza, il tutto mascherato dall’esasperazione. Sua zia ubriaca era l’essere più molesto che conoscesse, e di casi umani e non gliene passavano davanti agli occhi tutti i giorni. Quando poi cominciava con la filippica sul “dono” che lui aveva preso e chiuso in un cassetto, buttando la metaforica chiave in un pozzo davvero profondo dentro di sé, allora c’era sentore di litigata nell’aria. L’unico modo per arginare la discussione era assecondarla.

Si tolse la giacca di pelle, recuperò degli stuzzichini dal frigo e l’avanzo della cena del giorno prima, e si lasciò letteralmente cadere sulla seconda poltrona del salotto. Sbuffando paziente, fissò la zia. 

«Che dicono le carte stavolta?»

A Myrtle brillarono gli occhi di malizia e, nel mentre, porse al nipote un secondo calice di champagne. «Oh Henry caro, grandi cose! Terribili sì, ma grandi!»

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