Writober #3 – Lenzuola

Prompt: Lenzuola
Personaggi: Esme Farrell / Kane Sullivan
Rating: Teen / Arancione
Numero parole: 627
Avvertimenti: accenni a Age Gap, Daddy kink
Note: dalla notte prima del Prologo e la Festa delle Stelle.

Don’t shut me out, daddy

Se Kane si accorse o meno della presenza di Esme sulla porta non disse niente. Con la sigaretta tra indice e medio, e un colpo di pollice, l’uomo ciccò nel posacenere nero sul tavolino del salotto, mentre con la mano libera si ravviava i capelli, indulgiando con le dita dove si erano formati dei nodi. Stava consultando una dozzina di fogli sparpagliati pieni di dati e planimetrie, con lo sguardo annoiato di chi ha rimandato il lavoro e non ha altre scuse per sottrarsi al dovere.

Esme non si lasciò sfuggire lo spiraglio che quell’espressione poteva dargli. Restando sulla porta, avvolto nel lenzuolo scuro che si era trascinato dal letto, emise un lamento di gola a metà tra un gemito e un sospiro. Quando al primo tentativo Kane seguitò a ignorarlo, ci riprovò di nuovo, più forte, più teatrale, più cucciolo ignorato. 

«Ti ho sentito» replicò l’uomo, buttando il documento che stava leggendo sopra al resto dei fogli disordinati, per poi portarsi di nuovo la sigaretta alle labbra e stiracchiarsi contro lo schienale del divano. I capelli gli scivolarono oltre le spalle, mentre i muscoli del torso si stiravano sotto lo sguardo attento di Esme, che ne seguì le linee fino ai pantaloni del pigiama, dove, con suo disappunto, il resto del corpo era celato.

«Non metterti a lavorare proprio adesso» lagnò Esme, avventurandosi nel salotto, a proprio agio nel suo strascico di lenzuola intorno ai fianchi. Un po’ meno contento fu lo sguardo di Kane, che prima seguì con gli occhi la stoffa del proprio letto strusciare sul pavimento, per poi risalire sulla figura del ragazzo, il cui viso brillava avido di attenzioni.

Kane allontanò la sigaretta dalle labbra quando Esme gli si sistemò in grembo senza cerimonie, senza preoccuparsi dell’ingombro delle lenzuola che spazzarono il tavolino e fecero cadere i fogli in terra. 

«Non voglio essere ignorato oggi» brontolò Esme, dando l’impressione di rivolgersi a qualcun altro con un pensiero a voce alta. 

Tirando indietro la testa per un altro tiro di sigaretta, Kane soffiò il fumo da un angolo della bocca, senza smettere di fissare il ragazzo seduto su di sé. «Tu non vuoi essere ignorato mai» disse, come una specie di constatazione, ma anche con una sfumatura ironica. Con la mano libera, l’uomo passò due dita alla base del collo di Esme, dove l’arrossamento di un succhiotto, fatto con poca convinzione, stava già svanendo. Un segno a cui non aveva fatto caso prima, in camera da letto. E non opera sua, non trovando particolare interesse in marchi di quel tipo. Lo sguardo di Kane si adombrò lo stesso di curiosità. «Sono la tua seconda scelta per stanotte?»

Esme ebbe la decenza di farsi venire un filo rosso di imbarazzo sulle guance, ma neanche mentì. «Ho sbagliato a scegliermi la compagnia. Dovevo venire subito da te» aggiunse, passando le braccia intorno al collo di Kane e baciandolo per chiudere la conversazione. Non si staccarono neanche quando l’uomo si spinse in avanti, in cerca con un occhio del posacenere dove spegnere la sigaretta. Esme gli strinse le gambe ai fianchi per non cadere, afferrandosi alle sue spalle. «Non pensi di dovermi punire, daddy?» gli bisbigliò contro le labbra, passandogli un dito nella barba sfatta di un paio di giorni. 

Kane lo fissò di nuovo, senza rispondere, alla ricerca sul suo viso di quel qualcosa che continuava a dargli pensiero, estraniandolo dal qui e ora. Impassibilità che fece lamentare ancora Esme, finché l’uomo non affondò le dita tra i suoi capelli, tirandolo indietro. Ottenne solo un sorrisetto di vittoria dalle labbra arroganti del ragazzo. 

Il lenzuolo strusciò di nuovo sul pavimento, mentre Kane tornava in camera da letto con Esme allacciato ai fianchi, intento a bisbigliargli all’orecchio tutto quello che voleva gli fosse fatto.


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